Prepara il tuo zaino per l’avventura islandese
In questa sezione trovi una lista dettagliata del materiale che ci siamo portati durante la traversata, accompagnata da consigli pratici e dal resoconto della nostra esperienza. Ma quali sono stati i principi di base che abbiamo seguito?
Abbigliamento tecnico a strati
Oggi è la soluzione più diffusa per affrontare ambienti con meteo variabile come l’Islanda. Il sistema a strati ti permette di restare caldo, asciutto e comodo in ogni condizione, regolando facilmente l’abbigliamento a seconda del clima e del peso dello zaino.
Essere pronti a tutto
Dalle pasticche di cloro ai dispositivi di navigazione, ogni elemento è pensato per muoversi in completa autonomia. Avere sempre un backup dell’attrezzatura fondamentale ci ha permesso di affrontare qualsiasi imprevisto senza compromettere il viaggio.
Comfort e peso
In un trekking lungo come questo, ridurre il peso dello zaino è fondamentale per proteggere la schiena. Allo stesso tempo, abbiamo cercato di ottimizzare l’equipaggiamento in modo da avere qualche piccolo comfort extra, senza sacrificare la praticità o la sicurezza.

abbigliamento
- Guscio
- Poncho
- Pile
- Giacca
- Termica
- 2x magliette in lana merino
- 2x pantaloni
- copripantalone
- 3x mutande tecniche
- 3x calzini (di cui 2 in lana merino, 1 no)
- ciabatte
- scarpette da scoglio
- guanti
- ghette
- occhiali da sole
- paracollo
- cappello
considerazioni
Per cominciare, va detto che la lista del materiale da portare è quella riportata nell’elenco, non quella della foto: nei giorni successivi allo scatto infatti abbiamo fatto alcuni aggiustamenti. Non tutto ciò che avevamo con noi si è rivelato indispensabile, e con un’attrezzatura più moderna molte cose sarebbero state superflue. Il guscio, ad esempio, non essendo in Gore-Tex aveva una resistenza all’acqua limitata, tanto da richiedere anche un poncho di sicurezza in caso di piogge più intense. Stessa storia per i pantaloni: se fossero stati in Gore-Tex, il sovrapantalone non sarebbe servito. In compenso le ghette sono state una scelta azzeccatissima: durante i giorni di pioggia battente hanno evitato che l’acqua entrasse dalle caviglie e bagnasse la parte superiore dello scarpone, solitamente priva di protezione impermeabile.
La giacca pesante ci ha salvato nei momenti di freddo più intenso, ma era ingombrante e datata: un piumino da 100 grammi avrebbe garantito lo stesso calore occupando molto meno spazio nello zaino.
Un capitolo a parte merita la lana merino, che si è rivelata un vero alleato. È una fibra naturale sottilissima, morbida e incredibilmente funzionale: trattiene il calore quando serve, lascia traspirare quando la temperatura sale, non sviluppa cattivi odori e asciuga rapidamente anche se bagnata. Perfetta come primo strato a contatto con la pelle, è stata la scelta ideale per magliette e calzini. Per le maglie abbiamo preferito tessuti misti, con un 60–80% di merino e una percentuale di sintetico, così da avere un buon compromesso tra prestazioni e resistenza all’usura dovuta a lavaggi e sfregamenti. Stesso discorso per i calzini: in più abbiamo portato un paio sintetici di riserva, utili perché asciugano in tempi molto rapidi.
Le maglie termiche, invece, si sono rivelate superflue. Ne avevamo portata una sola e non l’abbiamo mai usata: pile e giacca si sono dimostrati più comodi e versatili. Alla fine quella termica ha trovato un uso del tutto diverso, diventando un “asciugamano” improvvisato per i piedi dopo un guado: segno che forse è meglio sostituirla direttamente con un piccolo asciugamano tecnico.
Il paracollo è stato fondamentale: oltre a proteggerci dal freddo, è stato usato di notte come mascherina per gli occhi per pararci dalla luce.
Infine, un dettaglio spesso sottovalutato: le ciabatte. Sono state preziose a fine tappa, permettendo ai piedi di respirare dopo tante ore chiusi negli scarponi. Volendo, come già detto in precedenza, si possono sostituire con dei sandali da trekking potendo così fare a meno delle scarpette da guado, ma al prezzo di una molto più lenta asciugatura.

Primo soccorso
- Voltaren 100mg in pasticche
- ibuprofene 400mg
- tachipirina 1000mg
- pantoprazolo
- imodium
- integratore d’erbe per stitichezza
- tea tree (crema per irritazioni)
- kit primo soccorso (garze, disinfettante, cerotti, nastro telo termico, pinzette, compeed)
safety
- Micropur forte (pasticche x acqua, almeno 50 pp)
- filtro per l’acqua
- filtro di carta caffè
- paracord
- lacci per le scarpe di ricambio
- nastro americano
- kit cucito
- fascette
- multi-tool e coltellino
elettronica e navigazione
- 4 powerbank
- batterie di riserva per frontale
- torcia e pila frontale
- presa con due ingressi USB
- cavo USB
- GPS (Garmin GPSMAP 67s)
- bussola
- cartina
- penna e matita
igiene
- spazzolino + dentifricio da viaggio
- salviette biodegradabili
- crema solare
- sapone biodegradabile
Quando si resta in cammino per tante settimane, lontani da centri abitati e con condizioni spesso imprevedibili, è fondamentale avere con sé un kit medico ben ragionato. Noi abbiamo scelto di portare con noi i farmaci più utili a coprire le principali problematiche che potevano presentarsi.
Per dolori muscolari o tendinei abbiamo optato per ibuprofene e Voltaren, da utilizzare nei casi più intensi. Per controbilanciare l’uso prolungato di antinfiammatori (FANS), ci siamo portati anche il pantoprazolo come gastroprotettore. Nel caso di febbre la Tachipirina è stata la soluzione scelta, mentre per i disturbi intestinali abbiamo preparato entrambi gli estremi: Imodium contro eventuali episodi di diarrea e un integratore per stitichezza, eventualità non rara quando si è costretti a mangiare quasi esclusivamente cibo liofilizzato per due settimane.
Sul fronte acqua, come spiegato nella sezione dedicata, abbiamo fatto affidamento sulla combinazione filtro + pasticche potabilizzanti. Tuttavia, pensando a un possibile guasto del filtro, ci siamo organizzati anche con un piano di riserva: filtri di carta da caffè americano. Non sono in grado di eliminare i batteri, ma trattengono le particelle in sospensione. In caso di emergenza possono rappresentare una soluzione utile, a patto di bollire l’acqua filtrata per qualche minuto prima di berla.
cibo
- 30 pasti liofilizzati
- 15 barrette
- posate
- pentolino
- fornellino da campeggio
- fornellino di emergenza
- buste di sale

Per affrontare la traversata abbiamo deciso di portare 30 pasti liofilizzati, coprendo 15 giorni a fronte dei 13 teorici, così da avere un margine di sicurezza. Le combo acquistate però non includevano le colazioni, e dopo una brutta esperienza l’anno precedente con colazioni liofilizzate, abbiamo scelto di portarci 2 kg di biscotti secchi, sufficienti per circa dieci giorni. Non è la soluzione più leggera, ma decisamente meglio della nausea mattutina. Una volta terminati, l’idea era di integrare con qualche pacchetto di biscotti acquistabile a Landmannalaugar e con le barrette rimaste, utilizzate come piccolo “dessert” dopo i pasti principali.
Per cucinare, bastava bollire circa 400 ml di acqua per ogni busta e versarla direttamente nella confezione del pasto. Avevamo anche un piccolo fornellino di emergenza, da usare solo se quello principale si fosse rotto; se possedete fornellini “a vite”, un buon esempio è il BRS 3000T.
Un dettaglio spesso trascurato riguarda il sale: non serve solo a insaporire la pasta, ma a reintegrare i sali minerali. L’acqua dei fiumi e dei ruscelli islandesi, derivata dallo scioglimento dei ghiacciai, è priva di minerali. Aggiungerne un po’ ai pasti aiuta a prevenire spiacevoli crampi durante il trekking.
Bombole
Le bombole non possono essere trasportate in aereo, perciò vanno acquistate in Islanda. Noi avevamo un fornellino “classico” da campeggio, che si attacca premendo la bombola: la valvola interna si chiude automaticamente quando il fornellino viene staccato, permettendo di riutilizzare la bombola (Campingaz CV470). In Islanda, però, questo modello è meno comune; la maggior parte dei trekker usa fornellini moderni a cartucce filettate “screw-on”.
A Reykjavík è possibile trovare entrambi i tipi presso Iceland Camping Equipment, all’interno del già citato BSÍ Bus terminal, mentre le cartucce a vite si possono acquistare anche da Iceland Cover. Alcune fonti segnalano che il modello classico sia disponibile anche nelle stazioni di rifornimento N1, ma noi non abbiamo potuto verificarlo personalmente.
Abbiamo portato due bombole grandi e una piccola, sufficienti per l’intero trekking. Tuttavia, cucinare all’aperto con il vento islandese non è mai banale: spesso per portare l’acqua a ebollizione occorrevano 40–50 minuti, nonostante ogni accorgimento per proteggere la fiamma, consumando così più gas del previsto e talvolta lasciando i pasti ancora parzialmente crudi. È quindi fondamentale avere pazienza e organizzare bene la zona del fornello, proteggendolo dal vento e lavorando con calma.

sleeping system
- Tenda
- Sacco a pelo
- Materassino
- Fodera
- Seggiolina pieghevole
La nostra tenda comprendeva naturalmente stecche, pioli e due teli. Per chi affronta una traversata in Islanda non è una raccomandazione, ma un requisito: la tenda deve essere di ottima qualità, capace di resistere sia al vento violento sia alle piogge incessanti. In caso contrario, si rischia seriamente di ritrovarsi in mezzo al nulla con l’attrezzatura compromessa. Noi, pur avendo scelto un modello robusto (Ferrino Snowbound 3), ci siamo trovati già nelle prime notti con alcune stecche piegate a causa di un vento fortissimo. Fortunatamente, la tenda ha comunque retto e ci ha permesso di proseguire, ma l’episodio ci ha ricordato quanto siano importanti robustezza e kit di riparazione. Ferrino fornisce infatti un tubicino apposito per rinforzare momentaneamente le stecche rotte: un accessorio che conviene sempre avere con sé.
Per i pioli abbiamo preferito modelli in alluminio, leggeri e pratici. Consiglio però di portarne sempre qualcuno in più rispetto al numero necessario: nella sabbia islandese è molto facile perderli o dimenticarseli.
Un altro piccolo accorgimento che mi ha semplificato la vita è stato sostituire il classico cuscino gonfiabile con una semplice fodera. Ogni sera infilavo al suo interno il mio piumino piegato: il risultato era un cuscino voluminoso e comodissimo, che ha funzionato molto meglio dei modelli gonfiabili provati in passato e soprattutto mi ha fatto risparmiare spazio e peso.
Quanto al sacco a pelo, io ho usato un modello in piuma di alta qualità con comfort a 0 °C. Nonostante dormissi solo con mutande e maglietta, non ho mai sofferto il freddo; nei giorni più caldi era quasi eccessivo, mentre in quelli più freddi bastava dormire con il pile per bilanciare. Il mio compagno, invece, con un sacco a pelo sintetico comfort 5 °C, ha patito molto di più le notti rigide.
Infine, un extra che può sembrare superfluo ma per noi è stato prezioso: una seggiolina pieghevole, leggera e compatta. Non indispensabile, certo, ma potersi sedere “normalmente” durante le pause o la sera ha fatto una grande differenza, soprattutto per la schiena messa a dura prova da ore di cammino con lo zaino pesante.
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